03 Luglio 2020
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Centro chinesiologico - posturale

POSTUROLOGIA

La Posturologia è quella branca della medicina alternativa che studia i rapporti tra la postura del corpo e determinate patologie algiche che risultano derivare da un mal assetto posturale.
Secondo i posturologi vari recettori del corpo se squilibrati possono alterare la postura dell'individuo causando posizioni corporee scorrette nei tre assi dello spazio che, se in un primo tempo risultano anche asintomatiche, nel tempo possono causare patologie algiche riferibili anche e/o solamente in altri apparati corporei lontani dal distretto in disfunzione. La posturologia viene definita come attività cognitiva (logos = logica) per cui la posturologia non è attività curativa e neppure diagnostica. Ne consegue che il posturologo, a prescindere dalla sua qualifica professionale, può eseguire nell'ambito della posturologia la raccolta dei parametri clinici e soprattutto strumentali che consentono di monitorare gli effetti posturali di ogni input e di ogni terapia in qualunque branca specialistica della medicina e solo in tal senso collabora con ogni medico ed ogni specialista.
I recettori più importanti sono: la pelle, l'occhio, l'orecchio ed il vestibolo, il piede, le cicatrici, la mandibola ed anche vari fattori emotivi e psicologici. Da questo si evince come lo squilibrio posturale, fonte di sintomatologia spesso non altrimenti spiegabile, è visto secondo questa ottica come frutto di una "dispropriocezione" ovvero di una disfunzione del Sistema Propriocettivo.
Un pò di storia

Le fondamenta della Posturologia sono vecchie ed i saggi del XIX secolo avevano già tutti gli elementi di risposta alla domanda che si era posto CHARLES BELL (1837): " come fa un uomo a mantenere una postura diritta o inclinata contro il vento che soffia contro di lui? E' evidente che possiede un senso attraverso il quale conosce l'inclinazione del suo corpo e che possiede la capacità di riaggiustare e correggere tutti gli scarti in rapporto alla verticale". Così : ROMBERG conosceva il ruolo della vista e della propriocezione podale. FLOURENS (1794-1867) il ruolo del vestibolo. LONGET (1845) il ruolo della propriocezione dei muscoli paravertebrali DE CYON (1911) il ruolo della propriocezione oculo-motrice MAGNUS (1926) il ruolo della pianta del piede. Ma tutti loro cercavano uno ed un solo apparecchio sensitivo o sensoriale che permettesse il controllo dell'equilibrio e ciò fu l'inizio di numerosi contrasti fra le varie scuole. Fortunatamente VIERDORT (1864) cambia di strategia e studia attraverso l'osservazione l'uomo in piedi; ma sfortunatamente non possedeva né un apparecchio di misura né i mezzi per trattare le informazioni ricevute. RANQUET (1953) permette la creazione di un apparecchio che registra i fenomeni senza modificarli: la piattaforma posturografica. GAGEY , BIZZO e COLL. (1986) permettono, grazie all'informatica, un'interpretazione posturografica efficace e la creazione di norme ( NORME dell'ASSOCIATION FRANCAISE DE POSTUROLOGIE & INTERNATIONAL SOCIETY FOR POSTURAL AND GAIT RESEARCH).

Fisiologia dell' equilibrio

La posturologia è la scienza dell'equilibrio umano. Essa studia l'equilibrazione in condizioni specifiche che sono quelle della POSTURA ORTOSTATICA in condizioni prossime alla fisiologia. La posturologia si basa su un concetto: il concetto di SISTEMA POSTURALE FINE (S. P. F.) e questo si basa sui concetti della cibernetica. Il S.P.F. Può essere comparato ad un sistema asservito di regolazione. I sistemi asserviti sono dei sistemi che possiedono un'entrata, un'uscita così come una scatola nera. Il sistema posturale fine è costituito da: - delle entrate nel sistema con compito d'informazione; - una scatola nera che tratta, integra e reagisce alle informazioni che arrivano dalle entrate; - una uscita del sistema con il compito di mantenere l'equilibrio.

Le entrate del S.P.F.

Sono dei recettori sensoriali e/o sensitivi. Si possono classificare in due categorie: gli esocettori e gli endocettori.

Gli esocettori

Questi recettori sensoriali captano le informazioni che provengono dall'ambiente e le inviano alla scatola nera del S.P.F.. Tre recettori sono universalmente riconosciuti:



l'orecchio interno - I recettori dell'orecchio interno sono degli accelerometri, essi informano sul movimento e la posizione della testa in rapporto alla verticale gravitaria. L'entrata vestibolare del S.P.F. comprende un sistema semi-circolare ed un sistema otolitico. Il sistema semi-circolare è un sistema di tre canali arciformi situati in tre piani perpendicolari fra di loro, sensibili alle accelerazioni angolari (rotazione della testa). I canali semi-circolari non partecipano alla regolazione fine dell'equilibrio, poiché la loro soglia minima di sensibilità alle accelerazioni è superiore alle accelerazioni oscillatorie dentro il sistema posturale fine; per contro esso interviene nell'equilibrio dinamico. Il sistema otolitico è contenuto in due vescicole: il sacculo e l'utricolo, sensibili alla gravità e all'accelerazione lineare. L'orecchio interno percepisce le accelerazioni angolari (rotazione della testa) attraverso i recettori situati nei canali semicircolari e le accelerazioni lineari attraverso il sistema utricolo sacculo. Sembra che solo questi ultimi partecipino alla regolazione posturale. In effetti, già nel 1934, TAIT J. e Mac NELLY W.H. aveva mostrato che la denervazione dei canali semicircolari non interferisce con il tono muscolare, mentre quello dell'utricolo si traduce in profonde perturbazioni della sua ripartizione.Le oscillazioni posturali lasciano i canali semi-circolari silenziosi. In effetti, i canali semi-circolari incominciano a reagire da 2000 mm/2 e frequenze di 0,3 hertz. La soglia assoluta dei canali semicircolari è di 0,05 °/S/2. Il valore massimo d'accelerazione delle oscillazioni posturali è di 0,02°/S/2 (per delle oscillazioni d'ampiezza 0,4° e di frequenza di 0,04 Hz). Ciò ha trovato conferma più di recente nei lavori di Gagey e Toupet su un gruppo di neuriti labirintiche; le loro registrazioni posturografiche ad occhi chiusi sono assolutamente sovrapponibili alle registrazioni di pazienti normali. Perché le informazioni che vengono dall'orecchio interno possano essere interpretate dalla scatola nera del S.P.F., devono essere comparate alle informazioni propriocettive che permettono di conoscere la posizione della testa in rapporto al tronco e quelle del tronco in rapporto alle caviglie e soprattutto alle informazioni di pressione podalica, il solo riferimento fisso.
la retina - L'entrata visiva, grazie alla retina permette la stabilità posturale per i movimenti antero-posteriori, grazie alla visione periferica. Per contro, per i movimenti destra-sinistra, la visione centrale diviene preponderante. L'entrata visiva è attiva quando l'ambiente visivo è vicino; se la mira visiva è distante 5 metri o più, le informazioni che vengono dal recettore visivo diventano così poco importanti da non venire più prese in considerazione dal S.P.F. (Bles, 1979). Nelle condizioni standard di registrazione posturografica (mira luminosa rischiarata a 90 cm di distanza dagli occhi), il peso dell'entrata visiva diventa importante. Viene valutato con il quoziente di Romberg, che è il rapporto della superficie occhi chiusi fratto la superficie occhi aperti moltiplicato per cento. (Van Parys, J.A.P., 1976).
Q.R. = (Sup. o.c. / Sup. o.a.) x 100

Quest'ultimo è fisiologicamente di 250 (Normes 85). Per fare in modo che il S.P.F. possa utilizzare le informazioni visive per il mantenimento dell'equilibrio, bisogna che le informazioni visive siano comparate a quelle che vengono dall'orecchio interno e dall'appoggio plantare. In effetti l'occhio non sa dire se lo scivolamento retinico sia occasionato dal movimento dell'occhio, dal movimento della testa o dal movimento dell'insieme della massa corporea.

la pianta del piede - L'esocettore plantare permette di situare l'insieme della massa corporea in rapporto all'ambiente, grazie a delle misure di pressione a livello della superficie cutanea plantare. Quest'ultima rappresenta l'interfaccia costante tra l'ambiente ed il S.P.F.. Essa è ricca in recettori e possiede una soglia di sensibilità molto performante. I recettori che verosimilmente c'interessano di più i recettori di pressione, i baropressori, e noi sappiamo che percepiscono le pressioni da 0,3 gr.. Essi permettono di dare delle informazioni sulle oscillazioni dell'insieme della massa corporea e si comportano dunque come una piattaforma stabilometrica. Le informazioni plantari sono le uniche a derivare da un recettore fisso direttamente a contatto con un ambiente immobile rappresentato dal suolo.


Abbiamo visto che ne esistono due tipi: quello che informa sulla situazione dell'individuo in rapporto all'ambiente, gli esocettori e quello che informano sulla posizione rispettiva d'ogni parte del corpo l'uno rispetto all'altro, gli endocettori. Sherrington aveva capito l'importanza di differenziare i recettori d'informazione, che aveva raggruppato in tre sistemi:



Esterocettivo
Propriocettivo
Enterocettivo o viscerocettivo
In posturologia, i recettori propriocettivi e viscerocettivi sono raggruppati sotto il termine di endocettori.


Gli endocettori

Questi recettori sensitivi informano la scatola nera di quello che succede all'interno dell'individuo. Permettono al sistema di riconoscere in permanenza la posizione e lo stato di ogni osso, muscolo, legamento, od organo in rapporto con l'equilibrio. Essi informano in particolar modo sulla posizione degli esocettori cefalici (orecchio interno e retina) in rapporto all'esocettore podalico. Essi si dividono in due grandi categorie. I recettori propriocettivi ed enterocettivi o viscerocettivi. L'entrata oculo-motrice permette di comparare le informazioni di posizione fornite dalla visione a quelle fornite dall'orecchio interno grazie ai sei muscoli oculi motori, che assicurano la motricità d'ogni globo oculare. L'entrata rachidea ha per scopo di informare il sistema posturale sulla posizione d'ogni vertebra e quindi la tensione d'ogni muscolo. L'entrata propriocettiva podalica, grazie al controllo dello stiramento dei muscoli dei piedi e della gamba, situa il corpo in rapporto ai piedi. L'entrata rachidea e l'entrata propriocettiva podalica formano una continuità funzionale, un'estesa catena propriocettiva che riunisce i recettori cefalici ai recettori podalici (Roll) e dunque permette di situare l'orecchio interno e gli occhi in rapporto ad un recettore fisso costituito dai piedi. Ciò consente una codificazione delle informazioni spazio-temporali cefaliche.

La scatola nera del S.P.F.
Essa rappresenta l'insieme delle strutture neurologiche che gestiscono l'equilibrio. Queste strutture neurologiche sono sotto-corticali e funzionano in modo automatico, come per gli impulsi cardiaci. La scatola nera: riceve le informazioni che da tutti i recettori in rapporto all'equilibrio, integra l'informazione e reagisce modificando il tono posturale attraverso l'intermediario dei riflessi posturali che permettono di sottendere le reazioni d'equilibrazione.

L' uscita del S.P.F.

E' il mantenimento della posizione eretta. L' equilibrio posturale è un equilibrio stabile, come dire "lo stato nel quale un individuo leggermente spostato dalla sua posizione d'equilibrio, tende a ritornarci attraverso delle leggere oscillazioni" (Larousse universel 1922), ed è questo il caso della stazione bipede per l'essere umano a riposo. Poiché come aveva costume ricordare J.B. Baron: " solo le statue sono immobili ". L'uomo oscilla continuamente attorno ai suoi piedi. Queste oscillazioni sono minime poiché in media per un individuo sano si proiettano su di una superficie di 100 mm/2. Quest'equilibrio si realizza essenzialmente grazie a delle variazioni di tensione muscolare che si organizzano in sincinesie polimuscolari riflesse controllate dalla scatola nera. In posturologia si costuma, in un primo livello di ragionamento, di assimilare l'uomo ad un pendolo inverso che oscilla attorno all'asse delle caviglie, e questo per delle oscillazioni comprese fra 0° e 4°. Per riassumere. Nell'equilibrio ortostatico fisiologico, l'uomo oscilla costantemente fra 0° e 4° attorno all'asse delle caviglie quando l'uomo è assimilato ad un pendolo inverso. La regolazione di quest'equilibrio si fa attraverso delle variazioni di tono dei muscoli posturali o mandati dalla scatola nera del S.P.F. in risposta alle informazioni fornite dai recettori del S.P.F. specialmente gli esocettori.

L' uscita del sistema posturale

Il mantenimento del corpo vicino ad una posizione fissa di 100 mm/2 di superficie è possibile grazie, fra l'altro, ai nostri muscoli tonici che permettono di respingerci dal suolo. Questi muscoli possiedono fibre rosse ed hanno come caratteristiche: - di avere una contrazione lenta e persistente - di avere grande resistenza alla fatica - di consumare poca energia - di utilizzare un metabolismo aerobico I muscoli fasici controllano la stabilizzazione posturale. Possiedono fibre bianche ed hanno come caratteristiche:



di avere una contrazione rapida e breve
di avere scarsa resistenza alla fatica
di utilizzare molta energia
di utilizzare un metabolismo anaerobico


Questi muscoli sono organizzati per associazioni plurimuscolari sotto forma di tiranti o di catene come descritte da Mme Struyf Denys, (Le catene muscolari) per mantenere il corpo il più vicino possibile al suo punto fisso. Questi muscoli rispondono a delle leggi di fisiologia:

LA LEGGE DI SHERRINGTON

Tutti gli influssi nervosi trasmessi ad un muscolo producono immediatamente l'inibizione dell'antagonista

LA LEGGE DI HERING

Tutti gli influssi nervosi inviati ad un muscolo sono inviati in maniera identica al loro agonista.

CHINESIOLOGIA

La chinesiologia (a volte indicata anche come cinesiologia) è una scienza che tratta lo studio del movimento umano in tutte le sue forme in particolare: la psicomotricità ai fini preventivi, correttivi e rieducativi, studia l’ergonomia applicata al movimento , l’analisi e la ricerca della postura sia statica che dinamica.
In italiano la chinesiologia non va confusa con la kinesiologia, che presenta la stessa forma fonetica, ma con una grafia differente. L'etimologia risulta la stessa per entrambe e fa riferimento ai termini greci "kinésis", nel senso di movimento, e "logos", nel senso di studio (con il significato dunque di "studio del movimento"), ma mentre la kinesiologia opera nell'ambito delle discipline terapeutiche alternative, la chinesiologia opera nel campo delle scienze motorie.
La chinesiologia è un'attività che viene normalmente svolta in palestra; oggigiorno si assiste ad una evoluzione della stessa disciplina, in quanto molti professionisti del settore motorio gestiscono o lavorano in studi privati. I campi di applicazione e le potenzialità sono vaste, abbracciando l'indirizzo educativo (educazione fisica nelle scuole, anche per portatori di handicap), preventivo (cinesiterapia posturale, cinesiterapia per la terza età, indicata soprattutto per la degenerazione fisiologica articolare, dell'osteopenia e della sarcopenia, ottimizzazione dei gesti tipici del fitness), formativo e/o conservativo (cinesiterapia per le patologie vertebrali adolescenziali), ricreativo (ginnastica con musica, animazione, giochi, ecc.), sportivo (preparazione ed ottimizzazione del gesto atletico, allenamento specifico, ecc.), rieducativo (recupero funzionale, algie, ecc.).
Ancora oggi la chinesiterapia è associata alla sola ginnastica correttiva, termine questo assolutamente errato nella forma e nella consistenza pratica. Per ginnastica si intende tutta una serie di movimenti codificati o non, il cui valore terapeutico è intrinseco ed indiscusso, ma la sua esecuzione non prescinde né da una valutazione motoria né dal conseguente e successivo ragionamento; caratteristiche proprie della chinesiologia. Ciò condurrà l'operatore chinesiologo, alla scelta del processo specifico adatto per il singolo caso. È da sottolineare l'importanza della chinesiologia nel campo delle attività educative, in quanto la stretta associazione tra maturazione organica ed esperienza motoria, o meglio neuromotoria, crea le condizioni affinché si creino le migliori condizioni per uno sviluppo psicomotorio ottimale nei bambini, potenziandone le risorse.
Anni addietro gli Istituti Superiori di Educazione Fisica (Roma e Napoli tra i primi) promuovevano questo percorso di studi in chinesiologia, percorso di specializzazione triennale i cui fruitori erano i professori in educazione fisica. Successivamente in Italia è stata costituita con atto pubblico nel 1962 la Unione Nazionale Chinesiologi – U.N.C., associazione professionale che ha lo scopo di promuovere, tutelare, vigilare e favorire le attività degli iscritti nella loro professionalità. Ad essa possono aderire oltre ai laureati in Scienze Motorie e ai diplomati I.S.E.F. (Istituto Superiore di Educazione Fisica) anche i soggetti in possesso dei titoli di studio rilasciati dalle ormai cessate Accademie di Educazione Fisica.
Tale organizzazione è l'Unione Nazionale Chinesiologi (U.N.C.) così costituita:

Membro dell'ICHPER.SD (International Council for Health, Physical Education and Recreation, Sport and Dance), fa parte con un suo rappresentate del Board of Governors di questo organismo internazionale che è, a sua volta riconosciuto dall'U.N.E.S.C.O. ed è membro ufficiale del World Confederation of Organization of Teaching Profession;
Membro della Federazione delle Associazioni per la Certificazione (F.A.C.)
Membro della Consulta delle Associazioni delle professioni non regolamentate del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (C.N.E.L.)
Ente formatore riconosciuto dal Ministero della Pubblica Istruzione, con decreto del 18 luglio 2005.
che oltre al riconoscimento professionale, seguendo i dettami dello statuto, si propone di:
promuovere la ricerca scientifica e l'aggiornamento culturale dei propri associati nel campo del movimento umano razionale finalizzato, con orientamento preventivo, formativo, ricreativo, sportivo, correttivo e rieducativo;
appoggiare e promuovere le iniziative che recano vantaggio all'affermazione della categoria e della professione.

La Ginnastica è uno sport che prevede l'esecuzione da parte degli atleti di sequenze più o meno lunghe di movimenti che richiedono forza, elasticità e abilità cinestetica (la cosiddetta coordinazione). La ginnastica è sicuramente uno degli sport più antichi che si avvale anche di test muscolari (a volte indicato più specificamente come test muscolare manuale – TMM) ovvero una modalità manuale di valutazione della potenza di singoli muscoli o gruppi muscolari scheletrici.
Tale test è stato riorganizzato in epoca moderna a partire dagli anni 1940 attraverso il lavoro di ricerca e sperimentazione di due coniugi statunitensi, Henry O. Kendall e Florence P. Kendall, ai quali si unì negli anni successivi Gladys L. Wadsworth.
Il fondamento del test muscolare è in sé semplice: si tratta di stabilire la maggiore o minore forza di un dato muscolo (o gruppo muscolare) scheletrico applicando un'apposita pressione sull'arto a cui quel muscolo fa capo. Tale semplicità da "tiro alla fune" viene però meno quando si considera la complessità e l'intrinseca sinergia delle centinaia di differenti muscoli che costituiscono il corpo umano. L'ideazione di test muscolari rivolti in maniera mirata a muscoli o gruppi muscolari specifici richiede quindi una notevole padronanza anatomica oltre che una buona dose di inventiva, e costituisce il nucleo del lavoro di riorganizzazione e sviluppo svolto dai coniugi Kendall nel secolo scorso.
Il test muscolare, che rileva quindi la potenza del muscolo e viene comunemente impiegato in chinesiologia, non va confuso con il test muscolare kinesiologico, a volte indicato più semplicemente come test kinesiologico, che viene impiegato in kinesiologia, e che rileva invece la capacità di controllo manifestata dal sistema nervoso, tramite specifiche interazioni neuromuscolari.
LA PRATICA DEL CHINESIOLOGO
Il chinesiologo, tramite uno specialistico programma di esercizio fisico, crea le condizioni migliori di funzionamento e ripristina il movimento perduto sia nel campo preventivo, educativo e terapeutico.
La valutazione:
Tutti i programmi sono preceduti da una attenta valutazione posturale (con spinometria formetric, podoscopio, test valutazione muscolo-articolare, e misurazione dei gradi di rotazione vertebrale secondo gibbometro Dosualdo) ed osteopatica e valutazione Ortesi convenzionali (plantari byte ecc…) al fine di stabilire il miglior percoso terapeutico
Tutti i programmi di ginnastica sono fatti con un occhio osteopatico, cioè guardando l'individuo nella sua globalità.
GINNASTICA POSTURALE
Agisce sulle catene muscolari riallungando i muscolosi tesi e retratti, responsabili di numerose patologie tra cui cervicalgie, lombalgie, lombosciatalgie, ernie del disco, artrosi, periartriti, pubalgie, etc.
La ginnastica posturale ha come obbiettivo riallineare i segmenti corporei e di mantenere nel tempo la postura corretta valutando le differenze di tensione e lavorando con esercizi dolci di allungamento e rilassamento, tonificazione muscolare e associando una corretta respirazione sarà possibile risolvere le problematiche posturali.
Metodi applicati sono adatti alle esigenze specifiche dei nostri pazienti e alle richieste specifiche del medico curante: mcenzie, rpg, feldenkrais, mezieres, souchard, metodo raggi (pancafit).
L’obiettivo finale sarà la riduzione o l’eliminazione del dolore, il recupero della funzionalità muscolare e articolare e la propriocettività.

GINNASTICA CORRETTIVA
A volte un semplice vizio di portamento (paramorfismo) apparentemente insignificante durante il periodo della crescita può comportare in seguito gravi dimorfismi della colonna vertebrale. (scoliosi, ipercifosi, iperlordosi e problematiche del piede).
Questo accade perchè la struttura muscolare durante l'accrescimento non riesce a tenere il passo con la crescita della struttura ossea, è facile vedere ragazzi con atteggiamenti rilassati, dorso curvo, scapole alate.
Uno specifico programma di ginnastica correttiva, con esercitazioni appropriate e con il miglioramento del tono muscolare e della mobilità articolare, il miglioramento dello schema corporeo e il controllo volontario della posizione del corpo può ridurre o a far scomparire questi atteggiamenti viziati e prevenire futuri problemi irreversibili.

RIEDUCAZIONE POST TRAUMATICA E POST CHIRURGICA
L’obbiettivo della rieducazione funzionale è quello di ridare elasticità ai segmenti muscolari intorno alla parte lesa da un trauma o da un intervento chirugico, rinforzare tali segmenti e recuperare la sensibilità persa dopo la lesione (Propriocezione), traumi (fratture, lussazioni, distorsioni, lesioni legamentose e meniscali, infiammazioni), interventi chirurgici, articolazioni spalla, gomito, mano, anca, ginocchio, piede, necessitano di un programma personalizzato in cui la volontà del paziente e la determinazione di chi lo cura sono fondamentali per il completo recupero.
PILATES
Il Pilates è una disciplina che sta riscuotendo sempre più interesse e credito verso tutti coloro che si sono avvicinati a tale pratica. Il metodo Pilates è una tecnica di recupero funzionale, in grado di garantire l'equilibrio posturale grazie ad una serie di esercizi che garantiscono un corretto allineamento del corpo.
E' una disciplina che permette l'allungamento, la flessibilità, e la tonificazione dei grandi muscoli, ma in particolare agisce sui piccoli muscoli interni che aiutano a mantenere una corretta postura del corpo e un allineamento armonioso della colonna vertebrale.
L'obiettivo di questo metodo è migliorare il coordinamento del corpo, attraverso mente e spirito, ma soprattutto di renderci più consapevoli e responsabili del nostro stato fisico per aiutarci a migliorare la qualità della nostra vita.
ALLUNGAMENTO MUSCOLARE
Sono tecniche di allungamento attivo e passivo e metodologia di facilitazione neuro muscolare (PNF), mobilizzazione attiva e passiva.
Esercizi a carico di tutti i gruppi articolari dell’organismo volti al ripristino della funzionalità completa del normale range di movimento articolare fisiologico secondo velocità ed esecuzioni specifiche.

OSTEOPATIA

CHE COS' E' L' OSTEOPATIA?


L’osteopatia è una medicina manuale dolce esercitata da osteopati qualificati, che ha nella sua filosofia di intervento, metodo e conoscenza specialistica delle scienze fondamentali come: anatomia e fisiologia, al fine di operare in maniera tale da rendere questa disciplina una vera metodica di trattamento basata sul concetto di equilibrio funzionale dell’insieme delle strutture del corpo umano e che si presta ad un ottimo lavoro in sinergia con le altre sfere multidisciplinari della medicina (oculistica, odontoiatria, ortopedia ecc…).

Spesso l’osteopatia viene contrastata nella pratica medica corrente perché confusa con banali manipolazioni vertebrali applicate con sommarietà e aspecificità, quando invece si tratta di interventi manipolativi applicati con metodo e programmazione in rapporto al caso specifico. Inoltre non a caso ho parlato di medicina manipolativa dolce poiché non si basa soltanto su tecniche articolari mobilizzate con thrust (tecniche di bassissima ampiezza ed elevata velocità che spesso provocano lo scroscio articolare di correzione vertebrale e mobilizzazione di articolazioni periferiche) ma si basa anche su tecniche viscerali (sulla proiezione degli organi attraverso la mobilizzazione dei tessuti molli), tecniche di ascolto cranio-sacrale ecc… Tutte queste tecniche osteopatiche si basano esclusivamente sul rispetto delle più profonde conoscenze anatomiche e fisiologiche come dimostrerò in seguito.

“Il nostro spirito ha la tendenza a respingere le cose che non corrispondono alle credenze scientifiche o filosofiche del nostro tempo. Troppo spesso, infatti, gli scienziati si ostinano a credere che i fatti che non possono essere spiegati dalle teorie tradizionali non esistano”. (A.CARREL)



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STORIA DELL' OSTEOPATIA

1°classe 1892-93 American School Of Osteopaty ( ora diventata Kirksville College di Medicina Osteopatica in Missouri).La medicina manuale è antica quanto la scienza e l’arte medica. Esistono prove certe dell’uso di procedure di medicina manuale nell’antica Thailandia, come dimostrato in opere statuarie che risalgono ad almeno 4000 anni fa. L’utilizzo delle mani nel trattamento dei traumi e delle malattie era una pratica anche degli antichi egizi. E anche Ippocrate il padre della medicina moderna utilizzava procedure di medicina manuale, in particolare tecniche di trazione anche attraverso l’utilizzo di leve nel trattamento di deformità della colonna vertebrale. Anche Galeno, Celsio, Oribasio figure storiche di notevole rilevanza in campo medico facevano riferimento a pratiche manipolative. Soprattutto il XIX secolo fu un periodo in cui la medicina manipolativa trovo un grosso spazio soprattutto in Inghilterra e Stati Uniti con i cosiddetti conciaossa. In questo periodo 2 persone in particolare hanno dato un contributo fondamentale a questa arte a questa disciplina medica; Andrew Taylor Still medico formatosi secondo la moda dell’epoca con insegnamenti dei precettori e D.D. Palmer, droghiere e in seguito terapista manuale autodidatta. Andrew Tailor Still (1828-1917) fu il primo a proporre nel 1874 la propria filosofia e la pratica osteopatica e si riconosce in lui la paternità dell’osteopatia. Stilli diceva che l’osteopatia è: “anatomia, anatomia e ancora anatomia…”. Egli disilluso nei confronti della medicina così come veniva praticata all’epoca e sull’uso smodato delle terapie farmacologiche della sua epoca, effettuò una sintesi del pensiero medico costruendo la sua filosofia basandosi sia sulle antiche verità dalla medicina sia sui successi della medicina della sua epoca, creando così “L’osteopatia”. Dopo di lui J. M. Little John pensò di introdurre anche la fisiologia oltre all’anatomia, perché questa da sola non bastava. Tuttavia le idee di Littel John non trovarono in America un concordato con gli altri osteopati, così tornò in Inghilterra (suo paese natale) e fondò la BSO (british School Osteopaty) e con ulteriori studi introdusse anche la biomeccanica attraverso sperimentazioni su scheletri umani mossi da corde ecc… sotto l’influenza della forza di gravità. Per questi studi Littel John si unì a Fraytte ricavando le leggi della fisica che utilizziamo ancora oggi perché riconosciuti a tutti i livelli di medicina manuale e nella letteratura di biomeccanica medica. Così nel trascorrere degli anni l’osteopata va incontro a continui e profondi cambiamenti fino agli anni 40 in cui William Garden Suterland scopre il “cranio”. Il cranio è una struttura fondamentale nella salute di tutto il corpo e ci ha dato la possibilità di trattare anche i bambini fino dall’età neonatale con successi molto importanti. Dopo Suterland c’è l’avvento di Fred Mitchell che pone una pietra miliare sulla natura dell’osteopatia sfruttando la contrazione muscolare volontaria, e non la forza intesa come spingere ed allungare un muscolo, ma intesa come una riprogrammazione della postura aiutandosi con il TGO (Tecniche Generali Osteopatiche) che è una sequenza di manovre, utilizzando la fisiologia di base. Anni più avanti Ronny Becker con l’uso delle tecniche fluidiche introduce il lavoro sulle fasce (strutture che avvolgono l’intero organismo: muscoli, nervi, vene, arterie ecc…) rendendolo davvero un tutt’uno l'intero corpo umano. Becker dice che “solo i tessuti sanno cosa fare” quindi “Io non devo fare niente” ma “devo ascoltare i tessuti, e loro mi guideranno verso la risoluzione della causa”. Questo concetto si basa anche sul fatto che già mentre osservo un oggetto, una cosa, essa sta già cambiando, si sta modificando, è il paradosso in cui mi trovo davanti una falsa realtà perché modifica mentre la sto guardando.



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CONCETTI BASE DELLA FILOSOFIA OSTEOPATICA

L’osteopatia oltre che avvalersi di concetti fondamentali come abbiamo già descritto, anatomia, fisiologia e biomeccanica, trova le sue radici nella teoria del Biood Said. Noi abbiamo un terreno sul quale siamo costruiti detto “tessuto di Base” in cui le cellule crescono e si differenziano specializzandosi nell’assolvimento di un compito specifico perché è il sangue a veicolare dei “semi” che durante il loro decorso vengono depositati lungo il terreno ovvero, il tessuto base, che a sua volta è caratterizzato dalla presenza delle cellule che così si differenziano. Così le cellule vengono nutrite e contemporaneamente il tessuto nervoso fa da scintilla permettendo di far scoppiare tutto questo processo di nutrimento e differenziazione. Tale scintilla è qualcosa di superiore nel senso che non solo scatena, ma organizza. Questo principio sposato anche da altre correnti mediche come l’omeopatia, ha significato grazie a tre principi base, tanto decantati anche da A. T. Still (il fondatore dell’osteopatia):



Legge dell’arteria suprema: qualsiasi tessuto vivente (animale o vegetale) perché possa guarire e vivere deve essere vascolarizzato e quindi “nutrito”. Se questo avviene il tessuto si troverà in uno stato di salute altrimenti verrà a trovarsi in uno stato di sofferenza. Questo concetto espresso da A. T. Still è la prima cosAndrew Taylor Stilla da tener presente per un osteopata. Quindi se per esempio ho un tessuto che non sta bene e si trova in sofferenza bisogna capire dov’è lo sbarramento che non permette la vascolarizzazione e liberarlo.
La struttura governa la funzione: detta anche relazione reciproca tra struttura e funzione, consiste nel fatto che una buona struttura garantisce una buona funzione. La struttura più evidente è l’osso ma anche il resto legamenti, muscoli ecc… fanno parte della struttura, come anche gli organi. La reciproca relazione esistente fra struttura e funzione è stata sostenuta anche da Virchow agli inizi del XIX secolo e A. T. Still la applicò al suo concetto di integrazione totale dell’organismo. Egli credeva fermamente che la struttura governa la funzione e che la funzione influenza la struttura.
Il corpo possiede la capacità di auto guarigione: è la naturale capacità di auto guarigione. L’organismo possiede al suo interno tutto ciò che è necessario per mantenersi in salute e riprendersi dalla malattia, come ad esempio guariamo da soli da una piccola ferita sulla mano che prima cicatrizza e dopo un po’ non si vede più perché la pelle è tornata come nuova. Quindi non è che basandosi solo sui primi due concetti sopra citati si può guarire da una patologia, ma è di fondamentale importanza apprendere e convincersi che il corpo autonomamente è in grado di autoregolarsi. Questo vuol dire che il ruolo dell’osteopata consiste solo nel potenziare questa capacità, stimolando con il trattamento osteopatico le funzioni intrinseche dell’organismo (che già possiede) così che l’organismo stesso eserciti le capacità specifiche per la guarigione.




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LA LESIONE OSTEOPATICA

Cos’è una lesione o disfunzione osteopatica? Come riconoscerla per manipolarla?

L’osteopatia si preoccupa di individuare delle catene lesionali per mezzo di una analisi strutturale che individua una o più disfunzioni osteopatiche in modo tale che si può scegliere un percorso terapeutico personalizzato per quel dato paziente! Questa analisi individua le lesioni manipolabili che a loro volta saranno trattate secondo un uso appropriato di una procedura di medicina manuale atta alla risoluzione della disfunzione. Con lesione osteopatica o disfunzione somatica si intende una funzionalità alterata o danneggiata delle componenti del sistema somatico (l’impalcatura corporea) in relazione tra loro: strutture scheletriche, artrodiali e miofasciali nonché gli elementi vascolari, linfatici e neurali ad esse connessi (tratto da Hospital adaption of the INTERNATIONAL CLASSIFICATION of Disease, ed. 2, 1973).

Tenete presente che l’enfasi viene mantenuta sulla condizione di un’alterata funzione del sistema muscolo-scheletrico e non sulla patologia o sindrome dolorosa. Chiaramente con un’alterata funzione di questo tipo si può avere un’alterata funzione linfatica, vascolare o neurale e una miriadie di sintomi associati ad esse come: patologie o dolore. È importante ricordare che una disfunzione osteopatica può associarsi ad altre numerose diagnosi mediche (specialisti vari) o rimanere indipendente. Inoltre di lesioni osteopatiche in una sola persona possono esserne presenti più di una e si chiamano compensi ma lo scopo dell’osteopatia è di scoprire qual è la lesione osteopatica primaria, ovvero l’alterata funzione che ha innescato tutte le altre e che una volta corretta permetterà il ritorno all’equilibrio e quindi al benessere.

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LA PRATICA DELLA MEDICINA MANUALE

Il trattamento osteopatico non deve essere considerato isolato o separato rispetto alla medicina regolare, e chiaramente non si tratta di una panacea di tutti i mali. La medicina osteopatica prende in considerazione la capacità funzionale dell’organismo umano e si interessa dei processi patologici dinamici così come coloro che si interessano del processo patologico statico di dati da laboratorio. L’osteopatia si concentra primariamente sul sistema muscolo scheletrico che comprende oltre il 60% dell’organismo umano e attraverso il quale si deve procedere alla valutazione degli altri apparati: organi, fasce, ecc… i trattamenti osteopatici non vengono fatti tutti i giorni (eccetto dei rari casi molto specifici) prevedendo una somministrazione temporale da un minimo di una settimana a tre settimane che poi da trattamento a trattamento aumenta fino a mesi tra una seduta ed un’altra (questo viene deciso caso per caso in funzione del disturbo).

La singola seduta (terapia) osteopatica si costruisce in 5 fasi:



Anamnesi
Test e diagnosi osteopatica
Trattamento osteopatico
Test di controllo
Consigli e nuovo appuntamento


L’anamnesi prevede l’interrogatorio storico del paziente: malattie, traumi, interventi chirurgici ecc…

Test e diagnosi osteopatica. La diagnosi osteopatica viene formulata sulla base di ciò che è emerso nell’anamnesi associato a ciò che emerge dai test osteopatici. I test e non solo valutano il sistema muscolo-scheletrico considerandone le particolari patologie e disfunzioni, ma sono anche utilizzatati per valutare le manifestazioni somatiche di una malattia e le alterazione dei visceri (organi) e della sfera emozionale. I test possono essere passivi, attivi, palpatori e visivi. E rilevano:

Asimmetrie: di parti del sistema muscolo-scheletrico che presentano alterazioni strutturali e/o funzionali. Come ad esempio lo livellamento degli emibacini o delle spalle oppure l’alterata funzione respiratoria meccanica della gabbia toracica. Di solito rilevate ,mediante palpazione e osservazione.
Range di movimento: di una o più articolazioni, di una parte del sistema muscolo scheletrico o dei tessuti molli. Il range di movimento può essere anomalo sia per una ipomobilità (diminuzione del movimento) o per una ipermobilità (eccessivo movimento). Anche qui si eseguono movimenti attivi e passivi attraverso esame visivo e palpatorio con numerosi test per l’individuazione del range di movimento alterato.
Tessuti: valutazione della consistenza anomala (duro, mollo, caldo, freddo, secco, idratato, ecc…) dei tessuti molli (cute, fascia, muscoli, legamenti ecc…). Tali anomalie sono individuate mediante esame visivo e palpatorio. Applicando questi 4 criteri con metodo e raziocinio si riesce ad individuare: la lesione osteopatica, la sua sede, la sua fase acuta o conica e soprattutto se è rilevante per lo stato di benessere o malessere del paziente in quel dato momento. Così da scegliere il percorso terapeutico più idoneo al ripristino della normale funzione alterata oltre al valore diagnostico questi criteri saranno utilissimi e necessari per registrare i cambiamenti nel tempo e quindi la risposta del paziente ai fini prognostici nel controllare la risposta del paziente e non solo al trattamento manipolativo finalizzato alla disfunzione osteopatica primaria, ma anche ad altri interventi terapeutici.


Trattamento osteopatico. Mentre le procedure manipolative costituiscono il cuore del trattamento osteopatico che vengono principalmente utilizzate in relazione alla diagnosi osteopatica avvalendosi di tecniche, e sequenze mirate, volte ad aumentare la mobilità di zone in cui si riscontra la diminuzione della mobilità stessa, e quindi della funzionalità muscolo scheletrica e di conseguenza del dolore, eliminando così la lesione primaria. I test di controllo sono simili ai primi test utilizzati per la diagnosi osteopatica e serve per avere un paragone diretto ed immediato sul cambiamento della funzione della struttura (mobilità, calore, ecc…) esaminata.

I test di controllo, sono identici ai primi test eseguiti al momento antecedente la diagnosi osteopatica e mira a cercare la negatività dei test che inizialmente erano positivi.

Consigli e nuovo appuntamento. Se necessario ed utile si propongono esercizi fisici da eseguire a casa, consigli nutrizionali su cosa aggiungere, ridurre o evitare e sullo stile di vita. Il tutto sempre sempre in relazione alle esigenze del paziente e cosa è meglio per lui. Infine si decide la data del successivo appuntamento.

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L' OBIETTIVO DELLA MANIPOLAZIONE

È quello di ottenere il ripristino della massima mobilità del sistema muscolo-scheletrico, senza provocare dolore, in equilibrio posturale.

IL RUOLO DEL SISTEMA MUSCOLO-SCHELETRICO IN SALUTE E IN MALATTIA E I CONCETTI SCIENTIFICI SULL'EFFICACIA DELL'OSTEOPATIA

Appare troppo limitativo che in medicina spesso il sistema muscolo-scheletrico è visto soltanto come “un attaccapanni” sul quale vengono appesi gli altri apparati (sistema nervoso centrale e periferico, organi, vasi ecc…) e non come un apparato che può subire traumi e processi patologici peculiari. Ed è proprio grazie a questo concetto che in osteopatia ci si basa su 5 concetti scientifici indiscutibili:



olismo: partendo dal concetto che in osteopatia bisogna trattare il paziente e non la malattia, il concetto di olismo fa si che vedendo il corpo come un “tutto” ogni qualvolta si visita un paziente è inappropriato per esempio valutare solo il sistema vascolare se il paziente stesso presenta un disturbo articolare come una distorsione di caviglia, come appare inappropriato valutare esclusivamente il sistema muscolo scheletrico in un paziente che presenta un disturbo al torace in fase acuta e che faccia pensare ad un’origine cardiaca. Quindi è chiaro che: “il paziente malato va esaminato!”.
Concetto del controllo neurologico: ogni individuo risponde a stimoli interni ed esterni mediante complessi meccanismi che risiedono nel SNC e SNP (sistema nervoso centrale e sistema nervoso periferico). Andando a studiare il midollo spinale si evince che da qui partono innervazioni efferenti (del centro verso la periferia) per l’intero organismo, muscoli, ossa, articolazioni, tendini e cute. In più afferenze (dalla periferia al centro) provenienti da meccanocettori (strutture atte a veicolare informazioni provenienti dalle articolazioni), nocicettori (strutture atte a veicolare le informazioni dolorose) e propriocettori (strutture atte a veicolare informazioni riguardanti la posizione del corpo nello spazio e fra le varie parti del corpo stesso) che arrivano al midollo spinale formando una sinapsi (collegamento) con una fibra afferente che da qui ripartirà per raggiungere un muscolo scheletrico specifico. Questo sistema da origine a quello che viene chiamato “arco riflesso centrale” che risponde a stimoli esterni compresi i traumatismi per orientare il nostro corpo nello spazio così che il corpo stesso possa svolgere le innumerevoli attività che quotidianamente gli chiediamo (camminare, scrivere, parlare, ecc…). Inoltre esiste anche un riflesso “viscero-viscerale” nel quale le fibre afferenti, provenienti dal sistema sensitivo viscerale (ovvero quello che rileva i segnali che nascono proprio dall’organo: fegato, rene ecc…) formano sinapsi (collegamento neurologico) in una colonna cellulare intermedio laterale e poi nei gangli ortosimpatici della catena laterale o nei gangli collaterali in prossimità del midollo spinale per poi raggiungerlo. Inoltre va ricordato che questa organizzazione mette in diretto contratto a livello del midollo sia le informazioni verso e da la struttura muscolo scheletrica che da e verso gli organi viscerali, insieme ad un’altra componente del SNC che si divide in SNA e SNV (sistema nervoso volontario). IL SNA si divide a sua volta in: sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Quindi è grazie a questa organizzazione segmentaria che sussiste una certa correlazione fra certe parti del sistema muscolo scheletrico e alcuni visceri interni. In definitiva la base dell’efficacia scientifica delle manipolazioni osteopatiche trova la sua verità proprio in questo modo è ce da ricordare inoltre che tutti questi meccanismi riflessi sono costantemente sotto il controllo locale e centrale del SNC che è in grado di inibire ed eccitare determinate risposte. Tali meccanismi di controllo conscio ed inconscio provenienti dal cervello modificano costantemente l’attività in tutto il SNC rispondendo a degli stimoli. A tutto questo si lega anche un altro sistema di controllo: quello neuro endocrino (gli ormoni). Quindi questi numerosi meccanismi ci spiegano perché è possibile che a causa di un’alterazione biomeccanica del sistema muscolo-scheletrico di può alterare la funzionalità dell’organismo a tutti i livelli (organi, nervi ecc…).
Funzione circolatoria: consiste nel mantenimento di un ambiente cellulare appropriato per ciascuna cellula dell’organismo. Provate a visualizzare una cellula, ora un gruppo di cellule che insieme ovviamente costituiscono un tessuto. Ora visualizzate un gruppo di tessuti che insieme ovviamente costituiscono un organo. Adesso immaginate quest’organo all’interno dell’organismo che ovviamente dovrà trovarsi in una zona specifica che lo accolga, che è chiamato “ambiente cellulare”. Manteniamo queste immagini e torniamo alla cellula in questione, che per lo svolgimento delle sue funzioni, qualunque esse siano, necessita di ossigeno, glucosio, e di tutte le altre sostanze necessarie per il suo metabolismo, che ovviamente le vengono fornite dalla circolazione arteriosa. Il sistema arterioso è dotato di una potente pompa, il microcardio, il cuore la cui funzione di pompaggio è sotto lo stretto controllo del SNC. Soprattutto dal SNA (quella parte del sistema nervoso che noi non possiamo controllare volontariamente). Dal cuore il sangue esce per finire nel torrente vascolare che perfonde l’intero organismo anche nella sua parte più piccola è sotto il diretto controllo del tono vasomotorio ( capacità di un’arteria di aumentare o diminuire il flusso di sangue al suo interno) regolato esclusivamente dalla componente ortosimpatica del SNA (parte che noi non possiamo controllare). Dunque qualunque cosa interferisca con il controllo del SNA ortosimpatico, può influenzare il tono vasomotorio verso un determinato organo o regione del corpo. Le arterie inoltre sono avvolte da un sistema fasciale (tipo un involucro) soggetto a stress in compressione e torsione che possono interferire con l’apporto del flusso sanguigno arterioso alla cellula dell’organo e quindi, una diminuzione di sostante nutritive necessarie per tutte le funzioni di quell’organo stesso: base per l’instaurazione del processo di malattia. Lo stesso vale per il sistema linfatico e venoso (sistemi a bassa pressione) che invece al contrario del sistema arterioso (alta pressione) si occupa di portare via le sostanze di scarto del metabolismo cellulare dei tessuti. Inoltre proprio a causa del loro bassa pressione affinché vi sia una propulsione adeguata dei liquidi all’interno dei vasi linfatici e venosi ci si affida esclusivamente alla funzione del sistema muscolo-scheletrico assieme alla funzione del diaframma che grazie all’alternarsi dei processi di contrazione e rilascio muscolare riescono a promuovere lo spostamento di questi liquidi nei propri vasi. Quindi appare chiaro come un disturbo muscolo-scheletrico possa facilmente influenzare i sistemi a bassa pressione e facilitare i meccanismi di instaurazione della malattia, poiché l’accumulo di prodotti di scarto del metabolismo nell’ambiente cellulare interferisce con la salute della cellula e con il suo recupero da uno stato patologico o lesionale.
Dispendio di energia:l’apparato muscolo-scheletrico rappresenta anche il principale consumatore di energia corporea. Un qualunque aumento dell’attività muscolo-scheletrica chiama in azione i visceri affinché questi forniscano e sviluppino l’energia necessaria alle richieste. Qualora una disfunzione alterasse l’efficienza del sistema muscolo-scheletrico, si verificherebbe un aumento delle richieste dell’energia, non solo in caso di maggiore attività fisica ma anche per un’attività normale. Se ad esempio un paziente ha disturbi cardio-vascolari, ad una richiesta da parte del sistema muscolo-scheletrico di maggiore energia, potrebbe essere soggetto ad episodi negativi. Riportando questo esempio ad una limitazione da trauma d’anca, sappiamo che si potrebbe avere un consumo energetico durante la normale deambulazione del 40% in più rispetto ad una condizione di normale range fisiologico (che in questo caso è stato limitato dalla disfunzione traumatica) e se nello stesso arto ci sono due disfunzioni ( restrizione di movimento entro il range ritenuto fisiologico) come una distorsione al ginocchio l’aumento può essere pari al 300%.
Autoregolazione: questo concetto è molto ampio e per semplificare diciamo che ogni figura medica deve rispettare il mantenimento omeostatico di migliaia di sistemi di autoregolazione affinché sia mantenuto lo stato di salute. E ogni intervento manipolativo o farmacologico deve rispettare questo principio. Ma soltanto il farmaco può indurre disturbi iatrogeni (che partono dall’interno) che vanno a modificare tali equilibri alterando la normale autoregolazione con il rischio di instaurare il processo di malattia (effetti collaterali del farmaco).


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CONTROINDICAZIONI ALLE PROCEDURE DI MEDICINA MANUALE

In realtà in letteratura questo argomento è stato oggetto di numerose discussioni. Personalmente ritengo che “SE” e dico se viene effettuata un’accurata diagnosi della disfunzione somatica osteopatica che necessita davvero di un trattamento che abbia un serio effetto sulla gestione globale del paziente e le tecniche scelte risultano appropriate a tale scopo e alle condizioni fisiche del paziente non esistono controindicazioni. Nonostante questa premessa è opportuno dire che esistono numerose condizioni che richiedono una forte accuratezza e intelligenti precauzioni:



arteria vertebrale nel rachide cervicale;
artropatia primaria (per es.: artrite reumatoide, artrite infettiva, ecc…);
patologia ossea dismetabolica (per es. osteoporosi);
osteosarcoma primario: metastasi;
disturbi genetici (per es. sindrome down) soprattutto nel rachide e ancor di più in quello cervicale;
ipermobilità dei segmenti in questione, che dovrebbero essere chiaramente evitati. In presenza di ipermobilità si dovrebbe ricercare una zona di restrizione della mobilità altrove;
fratture.


È difficile stimare in maniera precisa l’incidenza delle complicanze in seguito ad un trattamento manipolativo osteopatico. Tuttavia alcuni autori dicono che il tasso di complicanza in seguito a manipolazione (e si parla di tutte le discipline di medicina manuale e non solo di osteopatia) è di 2 ogni un milione di manovre, ma uno studio scientifico molto preciso sottoposto a controlli rigorosi (Dovrak and Ornelli, Manuelle Medizine, 1982)ha analizzato tutte le varie discipline di medicina manuale e ha individuato un aggravamento dei sintomi in un caso su 40.000 e una grave complicanza in un caso su 400.000. la maggior parte delle complicanze coinvolge strutture vascolari e neurali (Greman, principi di medicina manuale).

OSTEOPATIA STRUTTURALE

Premessa

Una premessa doverosa va fatta. Non bisogna immaginare le varie tecniche osteopatiche che andremo a descrivere come manipolazioni a comparti stagno, nel seno che, non esiste solo l’osteopatia strutturale, o soltanto l’osteopatia viscerale e così via, ma l’osteopatia ne è una soltanto che si avvale di numerose tecniche di trattamento che vengono scelte in funzione del paziente, della malattia, delle esigenze e delle situazioni specifiche di ogni paziente. Inoltre la descrizione delle tecniche poserà l’attenzione soltanto sui principi scientifici di cui si avvalgono e non su come si eseguono tecnicamente.


L' osteopatia strutturale è una tecnica che rappresenta una delle forme di medicina manuale più antiche e a più larga diffusione e pongono l’attenzione sul rilevamento e successivo trattamento di alterazioni di mobilità e funzione delle strutture articolari e periarticolari. Tale alterazione è chiamata disfunzione somatica. La disfunzione somatica è: una funzionalità alterata o danneggiata di componenti del sistema somatico (impalcatura corporea) in relazione tra di loro: strutture scheletriche, artrodiali e miofasciali, nonché gli elementi vascolari, linfatici e neurologici ad esse connessi. Le tecniche strutturali sono mobilizzazioni ad impulso (thrust) con alta velocità e bassa ampiezza. Sono tecniche dove non si richiede forza ma soltanto un’elevata precisione e abilità manipolativa da parte dell’osteopata, che deve applicare teli tecniche con accuratezza e soltanto dopo un’analisi approfondita. Sono state avanzate numerose teorie nello spiegare l’effetto terapeutico sulla disfunzione articolare manipolate con tecniche strutturali. Anzitutto è stato dimostrato che le capsule e le strutture articolari sono innervate e che alterazione di corrispondenza fra le due superfici articolari e i muscoli segmentari ad esse connessi causano un’alterazione dell’attività elettrica e di possibilità di movimento articolare. Inoltre molte ricerche sono state condotte sull’effetto di cavitazione in seguito a tecniche con impulso, in cui è stato dimostrato che eseguendo il thrust ha luogo all’interno dell’articolazione la cavitazione (ovvero il clik articolare che si sente) che corrisponde ad un cambiamento di materia in cui la sinovia (liquido che si trova all’interno dell’articolazione e la lubrifica) passa dallo stato liquido a quello gassoso per almeno 20 minuti e inoltre dopo il thrust si ha un periodo temporaneo di silenzio elettrico dei muscoli collegati segmentariamente alla struttura manipolata con un successivo periodo refrattario che precede il ritorno ad un’attività elettrica normale. Si ipotizza che i muscoli connessi segmentariamente ritornino a una funzione più normale, in seguito alla procedura di thrust e contribuisca ad una risposta terapeutica positiva.

OSTEOPATIA VISCERALE

Gli organi in buona salute possiedono un movimento fisiologico, tale movimento è interdipendente a cause delle membrane sierose che avvolgono l’organo, la fascia, i legamenti e gli altri tessuti vivi che li connettono a diverse e circostanti parti dell’organismo. Il movimento fisiologico dell’organo si può dividere in due componenti:
1) la mobilità viscerale, ovvero il movimento dell’organo in risposta al movimento volontario, o al movimento del diaframma nella respirazione;
2) la mobilità viscerale cioè la possibilità dell’organo stesso di muoversi.
Tutti i visceri dovrebbero funzionare bene, senza limitazione, poiché ogni limitazione, fissazione o aderenza a un’altra struttura non importa quanto piccola, implica un indebolimento dell’organo. La modificazione del movimento che ne consegue ripetuta migliaia di volte al giorno può apportare mutamenti significativi sia all’organo stesso che alle strutture collegate. Dunque attraverso la manipolazione viscerale è possibile migliorare la funzione dell’organo ristabilendone in una certa misura il movimento caratteristico.

OSTEOPATIA FASCIALE

Le fasce sono delle strutture anatomiche molto importanti, basti pensare che legamenti, ossa, cartilagini, aponeurosi, membrane ecc… hanno la stessa derivazione embriologica (stessa derivazione nel momento in cui si forma il feto nell’utero che poi sviluppa e diventa un essere vivente) e tutto questo disegna quasi per intero le fasce e il tessuto connettivo. Quindi appare evidente come le fasce siano delle strutture anatomiche che si continuano per tutto il corpo senza interrompersi mai andando dalla testa ai piedi e anche dall’interno del corpo all’esterno. In nessuna zone ce interruzione nella fascia, è lei stessa che prende aderenza sulle strutture ossee per poter svolgere correttamente il suo dovere. Quindi la fascia è presente in tutto il corpo e non solo ricopre ogni struttura, muscolo, organo, nervi, vasi ecc… ma si insinua all’interno di questa per formare la sua matrice ed il suo sostegno. Grazie alla sua onnipresenza la fascia svolge il ruolo fondamentale nella fisiologia umana esprimendosi secondo numerose caratteristiche: mantenimento della postura, contenimento degli organi garantendo la loro forma e la loro integrità anatomica, contenzione di un sistema muscolare che potrà prendere appoggio su di esso e sviluppare tutta la sua efficacia. Permette lo scambio tra lo spazio intra ed extra cellulare. Costituirà inoltre le vie di trasmissione delle forze che permetteranno di coordinare e di mettere un corpo in movimento, vie di trasmissione che si raggrupperanno in catene fasciali che possono trasformarsi in catene lesionali. Infine svolge un ruolo negli scambi e nelle difese ammortizzando i traumi e proteggendo contro gli chocs. La fascia ha una memoria cellulare che mantiene i movimenti ritmici del corpo conservando una certa motilità. Turbe traumatiche, discorsive, metaboliche ecc… possono influenzare negativamente la funzione o le funzioni della fascia che entro un certo grado di disturbo è capace di correggersi autonomamente ma oltre quel livello non sarà più ingrado di affrontare la situazione lesionale dando origine ad un processo patologico, o degenerativo. È questa la motilità che la mano dell’osteopata potrà percepire e grazie alle tecniche fasciali specifiche si può aiutare la fascia a dissipare i suoi stress e di conseguenza ritrovare una normale fisiologia.

OSTEOPATIA CRANIO-SACRALE

Tutte le strutture del nostro corpo ci lasciano percepire dei micro movimenti più o meno simultanei e più o meno ritmici che danno all’insieme una coordinazione denominato Meccanismo Respiratorio Primario (MRP). L’MRP sembra sia dato dalla produzione alternata del liquido cefalo rachideo che nutre tutto il sistema nervoso e ne regola le funzione e il suo continuo riassorbimento tanto da creare un flusso di aumento e diminuzione ritmico di pressioni liquorali all’interno del cranio e della colonna vertebrale fino all’osso sacro, che poi si ripercuote sull’intero organismo. Dunque questo movimento deve essere libero e godere di ritmo forza e ampiezza e ogni restrizione a qualsiasi livello, può dare delle ripercussioni sullo stato di salute dell’individuo che non è più capace di rispondere in maniera efficace alle diverse aggressioni dell’ambiente. Così le lesioni cranio-sacrali modificano questa capacità e partecipano alla formazione di terreni propizi per i disequilibri. Quindi le tecniche cranio-sacrali non sono delle panacee o dei rimedi miracolosi, ma possono contribuire al recupero dello stato d salute in modo più rapido, ricreando il movimento, quindi la vita. Sono tecniche particolarmente utili in: problemi della statica (scoliosi del lattante del bambino, torcicollo congenito, vizi della colonna e della postura ecc…), ritardi dello sviluppo motorio, problemi della cassa toracica (deformazioni toraciche, disturbi respiratori ecc…), patologie del sistema nervoso (nervi cranici, disturbi del sonno e del comportamento ecc…), patologie circolatorie, problemi del metabolismo, problemi oculari, problemi O.R.L. e problemi dentari.

INDICAZIONI

L'osteopatia non deve essere intesa solo come soluzione per riequilibrare le funzioni vitali, ma anche come cura e prevenzione.
Di seguito i campi di applicazione delle cure osteopatiche:
sistema muscolo-scheletrico: tendiniti, dolori articolari, pubalgie, cervicalgie, dorsalgie, lombagie, dolori costali o intercostali, dolori al coccige, e qualsiasi dolore a seguito di un trauma importante (sportivo,incidente stradale, ecc.)
sistema neurologico: sciatiche, cruralgie, nevralgie cervico-branchiali, nevralgie facciali, diverse neuropatologie, ecc
sistema neurovegetativo: stress, stati ansiosi, depressivi, irritabilità, turbe del sonno, senso di oppressione, ecc.
sistema circolatorio: problemi circolatori agli arti inferiori e superiori, congestioni venose, emorroidi, palpitazioni, alcune ipertensioni arteriose, tachicardia, problemi post-operatori cardiocircolatori.
sistema digestivo: acidità gastrica, ernia ietale, flatulenza, turbe digestive, turbe epato-vescicolare, diarrea, colite spastica,ecc.
sistema gineco-urinario: incontinenza, cisti, turbi della menopausa, dolori al basso bacino, dolori durante i rapporti,ecc.
cranio e ORL cefalee emicranie di varia origine; cervicale tensione muscolare post traumatica digestiva visiva mestruale, disturbi occlusali dell’articolazione temporo-mandibolare, dolore agli occhi, disturbi di convergenza e di messa a fuoco, sinusiti, riniti, vertigini, otiti, ronzii.
SPORT


Sempre più spesso atleti e squadre professionistiche si affidano all’osteopatia per tutelare investimenti miliardari che per banali ed evitabili infortuni compromettono l’intera stagione agonistica. Nelle varie specialità sportive la struttura muscolo scheletrica viene spinta a sollecitazioni estreme e piccoli traumi quotidiani spesso sottovalutati per pressioni psico-emotive fanno venire a galla problemi sia dell’apparato locomotore e che altri apparati. Questi disturbi spesso non sono evidenti all’inizio della stagione ma si manifestano in incidenti ( blocchi, strappi, debolezze, dolori) quando il corpo non è più in grado di compensare lo squilibrio. Le potenzialità del lavoro osteopatico a favore del mantenimento e al miglioramento delle performance atletiche e alla prevenzione di danni conseguenti a squilibri scheletrici e motori si possono così sintetizzare: liberazione di mobilità articolare, miglioramento dell’elasticità e dell’allungamento muscolare, controllo ed armonizzazione della postura, riequilibrio delle funzioni neuro-muscolo-scheletriche perturbate da sistemi biomeccanici disarmonici.

La COMMP CLINIC collabora con diverse società sportive al fine di migliorare la performance degli atleti che ad inizio stagione vengono sottoposti ad esami posturali, osteopatici, meccanici allo scopo di individuare le problematiche in atto e i punti deboli che potrebbero pregiudicare le prestazioni durante la stagione e prevenire seri infortuni.L’osteopatia può essere utile anche allo sportivo non professionista, occasionale, amatoriale aiutandolo ad evitare traumi causati da tensioni articolari e muscolari , e ripristinando le corrette funzionalità circolatorie e respiratorie...Molto frequenti nello sport sono i disturbi della repirazione dovuti alla cattiva funzionalità del diaframma e/o alla alterata meccanica della gabbia toracica. L’osteopata valuta le varie strutture e le manipola al fine di garantire una respirazione ottimale.

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TRAUMI


L’osteopatia riconosce un enorme influenza del trauma sul normale funzionamento corporeo, perché questo evento disorganizza i processi vitali. Il trattamento osteopatico può giovare ai diversi tipi di traumi : fisico, emozionale,chiaro (singolo evento incidente stradale o sportivo), sottile(azione ripetuta nel tempo), traumi da parto, cicatrici…

COLPO DI FRUSTA

Durante lo shock la testa parte violentemente in avanti coinvolgendo nel suo movimento tutta la colonna e l‘osso sacro, queste strutture sono tappezzate dalla dura madre che da una continuità anatomica al sistema cranio sacrale, anche se nessuna lesione appare dagli esami radiologici spesso gli squilibri legamentosi e osteoarticolari possono manifestarsi tardivamente da uno a sei mesi dopo lo shock con vertigini, ronzii, ipoacusia, disturbi della visione mal di testa, insonnia, stanchezza, dolori cervicali o lombari, parestesie ecc ecc. Il Colpo di frusta è specificatamente trattato dall’osteopatia con tecniche rivolte alla liberazione delle tensioni della dura madre che possono provocare una sintomatologia diffusa a tutto l’organismo andando ad alterare l’equilibrio anatomico e fisiologico. Quindi l’osteopatia non si limita ad effettuare manipolazioni vertebrali o del torace, perché così facendo non si ottengono risultati permanenti e ritornano le disfunzioni e le sintomatologie riconducibili al trauma, una lesione al collo non si corregge se l’ occipite sopra e il sacro sotto non vengono corretti, il metabolismo dell’organismo non ritroverà una funzione adeguata se la fascia (membrana che avvolge muscoli e organi) resta ristretta e la respirazione interna continua a ristagnare. E’ proprio questo approccio originale ed efficace che tratta le cause e non i sintomi ,accompagnando alla guarigione e all’equilibrio dell’intero organismo fa dell’osteopatia uno dei migliori rimedi per il colpo di frusta che può essere causato oltre che da un incidente di auto anche da un salto, un tuffo, una caduta……

CICATRICI

(appendicectomia, taglio cesareo, tiroidectomia, laporoscopia, interventi chirurgici vari, ferite, abrasioni profonde, ustioni)L’osteopatia può fare molto riguardo le cicatrici che se vengono trascurate possono divenire fonte di alterazione posturale, di dolori, di disagi organici o respiratori, perché non permettono piena libertà dei piani sottogiacenti,creando aderenze che accumulano tensione anche a distanza dalla cicatrice stessa. L’osteopatia le tratta con un approccio di tipo fasciale ristabilendo mobilità anche dei distretti sottostanti migliorando così la postura e la sintomatologia dolorosa.

TRAUMA SPORTIVO

L’osteopatia tratta i traumi dello sportivo professionista e dilettante che se trascurati, sottovalutati o trattati in maniera superficiale creano una recidiva alla lesione e una condizione degenerativa, ma osteopatia è soprattutto prevenzione dai traumi…

TRAUMI DA PARTO

La nascita è l’evento più stressante della vita, il neonato viene sottoposto ad enormi forze, deve ruotarsi e torcersi subisce delle compressioni e delle distorsioni sopratutto a livello cranico che dovranno essere recuperate al più presto per non creare problematiche future di postura o squilibri, per questo molti esperti ritengono che i neonati dovrebbero essere visitati ed osservati periodicamente de un osteopatia dopo il parto.

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PEDIATRIA

Molte persone pensano che l’osteopatia sia una terapia troppo violenta da proporre per la cura di neonati e bambini, considerazione sbagliata che va corretta, perché è una terapia dolce per nulla invasiva e priva di effetti collaterali che viene tollerata e ben accettata dai piccoli pazienti con risultati spesso impensabili. Durante la nascita le enormi pressioni sulla testa e i vari capitomboli e cadute di ogni giorno che accompagnano l ‘ infanzia possono intaccare la salute dei bambini.

Nel viaggio breve ma molto stressante verso il mondo esterno la testa del bambino che in questo periodo ha ossa morbide e malleabili si deforma, per questo motivo molti neonati hanno una forma strana del cranio dovuta appunto al difficile travaglio (cranio allungato, un occhio più chiuso, un orecchio più a sventola, il naso schiacciato). Col tempo la testa del neonato si riassesta, riassorbendo in parte o completamente le deformazioni inferte al cranio durante l’espulsione, tuttavia questo processo se la nascita è stata difficoltosa risulta incompleto causando disfunzioni di varia natura. Anche il parto cesareo non è esente da problemi, in quanto il passaggio diretto del neonato dal feto (in cui c’è una notevole pressione) al mondo esterno ( in cui la pressione è nulla), crea come un esplosione del cranio in senso trasversale ed una difficoltà di adattamento alle nuove pressioni. L’osteopata può con le sue manovre delicate normalizzare il cranio e propiziare profondi cambiamenti all’ interno del corpo del bambino e pertanto sarebbe opportuno consolidare un rapporto di collaborazione fra medici, ostetriche ed osteopati al fine di effettuare un intervento incisivo di medicina preventiva.

PROBLEMI CHE SI POSSONO RISOLVERE CON L’OSTEOPATIA PEDIATRICA:

Agitazione ed irritabilità, coliche , aria intestinale, disturbi del sonno deglutizione suzione, difficoltà nell’alimentarsi, rigurgito possono essere causati da irritazione di un nervo alla base del cranio compresso da tensioni membranose o suturali. Asma, allergie, otiti non infettive, sinusiti, difficoltà respiratoria possono dipendere da movimenti scorretti delle ossa craniche o da una tensione o fissazione diaframmatici. Cefalee, emicranie, strabismo, cattive occlusioni possono dipendere da lesioni o tensioni membranose intracraniche o craniosacrali. Ritardo nello sviluppo psicomotorio, intellettuale, apprendimento possono avere origine da traumi da parto e da cattive posture del corpo. Quindi molti di questi casi possono essere risolti con TRATTAMENTO OSTEOPATICO, che può anche intervenire in adolescenza, curando i problemi legati alla crescita relativi alla colonna vertebrale e alla postura contribuendo alla buona salute e forma fisica del ragazzo

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OCULISTICA

Numerosi lavori di neuroscienza parlano dell’ importante relazione che c’è fra funzione visiva e postura. L’occhio è una fonte di informazioni fondamentale per la statica, per la dinamica, per la postura, quindi alterazioni della visione si possono inevitabilmente ripercuotere sul sistema tonico-posturale innescando meccanismi disfunzionanti e dolori (le forie e esoforie ovvero strabismo convergente o divergente, la miopia, la presbiopia, l’occhio dominante interagiscono col sistema tonico posturale) e viceversa patologie dell’occhio possono provenire da alterazioni posturali (per esempio una distorsione alla caviglia può risalire lungo le catene muscolari interessando i muscoli del collo e coinvolgendo i muscoli oculomotori e causare cosi problemi di convergenza o difficoltà di messa a fuoco). Altre cause possono essere traumi o lesioni craniche, problemi dell’ ATM o ai denti, alterazioni posturali con tensioni cervicali o dorsali, problemi neurologici, uso di farmaci antidepressivi o tranquillanti….

Come osteopata posso capire che c’è un coivolgimento degli occhi e quindi sarà necessaria la collaborazione con uno specialista oltre che con vari test fatti moderne strumentazioni di analisi posturale e i test osteopatici, anche attraverso l’analisi dei dolori e sintomi che sono prevalentemente serali, le cefalee e le emicranie localizzate in zone precise migliorano in penombra o al buio, la cervicalgia e le brachialgie sono associate a rigidità della nuca e si irradiano fino alla regione occipitale, spesso vi è un calo del rendimento intellettuale (bambini a scuola problemi di lettura scrittura attenzione e concentrazione, adulti a lavoro davanti al computer), altri segni sono riferiti all’occhio bruciore, lacrimazione, sensazione di sabbia o di puntura, visione sdoppiata o sfuocata . La collaborazione fra oculista , optometrista, ortottista ed osteopata posturologo non è tanto sulla vista in cui l’ impulso elettrico viaggia attraverso le vie ottiche (quanto si vede), ma sulla VISIONE (come si vede) in cui il soggetto utilizza il sistema oculomotore e l ‘ adattamento posturale modificando la sua posizione nello spazio e attivando la muscolatura .

L’osteopatia, tramite il trattamento cranio sacrale è in grado di agire sulle singole ossa dell’ orbita liberandole da restrizioni di movimento (mascellare, zigomatico, frontale, etmoide, palatino, lacrimale e soprattutto lo sfenoide che è il motore delle ossa della faccia), sul tipo di cranio che presenta il paziente in base alle disfunzioni craniche un occhio lungo predisposto alla miopia, corto all’ ipermetropia), inoltre la sclera la membrana più esterna dell’ occhio e la continuazione della dura madre che avvolge anche il nervo ottico quindi una tensione della dura madre con origine dal sacro o dal cranio si ouò ripercuotere sull’ occhio stesso. Molto importante è quindi il contributo che può offrire l’osteopatia all’oculista o optometrista negli strabismi latenti in varie problematiche dell’occhio e della postura preparando il campo ad un successivo training visivo.

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ODONTOIATRIA

Nella ricerca di un approccio globale ai problemi della bocca ovvero un approccio rispettoso delle componenti extrastomatognatiche l’osteopatia rappresenta un irrinunciabile ausilio. Difatti l’osteopatia ha tra i suoi principi l’unità di struttura e funzione e il sistema stomatognatico non fa eccezione a questo concetto. Una bocca in salute è una bocca che assolve correttamente a tutte sue molteplici funzioni: masticazione,deglutizione, fonazione, respirazione, funzione cognitiva-emotiva. Il sistema stomatognatico entra in gioco nell’equilibrio posturale e nella dinamica respiratoria. L’ osteopatia ci consente di valutare l’impatto sull’intero organismo delle problematiche orali e viceversa cioè l’impatto che i problemi extra stomatognatici possono avere sulla bocca. L’osteopata può collaborare con il dentista, l’ortodonzista, l’odontotecnico nella risoluzione di varie problematiche occlusali (rapporto mandibola mascellare) queste due ossa possono essere influenzate dal tipo di cranio del paziente e da disfunzioni cranio-sacrali della SINFISI SFENO-BASILARE (Flessione, estensione, torsione, side-bending rotation, strain veticale o laterale) la bocca e la mandibola non sono parti separate dal resto del corpo ed i cambiamenti in queste zone influenzeranno il corpo stesso e viceversa. Oltre alle tecniche sui legamenti stilomandibolare e sfenomandibolare che sono protettivi e limitativi dei movimenti mandibolari e sopratutto regolatori della funzione muscolare e alle tecniche di riallineamento de tratto cervicale che può influenzare e non di poco l’occlusione, particolarmente rilevante per la professione odontoiatrica è l’ approccio cranio-sacrale. La valutazione del meccanismo respiratorio primario (MRP), il mantice che anima il sistema cranio sacrale, rappresenta un feed back molto sensibile per valutare l’impatto sul cranio e sul resto del corpo degli interventi fatti in bocca. Per esempio in protesi la conferma della correttezza della dimensione verticale occlusale è data dall’assenza di restrizioni craniali. Non è raro che dopo anni di eccellente lavoro ortodontico con apparecchi precisi e aggiustamenti mirati, si assista ad un ritorno alla malocclusione con grande delusione sia per paziente che per l’ortodonzista tutto questo perché è stato sottovalutato il movimento cranico che deve essere privo di ostacoli e di limitazioni di movimento per garantire una funzionalità fisiologica. L’ortodonzista può applicare degli apparecchi che vanno al limitare ulteriormente il movimento intrinseco dei mascellari o dei palatini che articolandosi con lo sfenoide creano una serie di disfunzioni craniche,o può applicando degli elastici per migliorare il rapporto mandibola mascella creare uno strain. L’osteopatia libera il movimento fisiologico del cranio prima che l’ortodonzista inizi il suo lavoro rendendolo più facile meno doloroso e più breve durante verificando che gli apparecchi e gli aggiustamenti siano compatibili con un movimento fisiologico libero del MRP e per aiutare il corpo ad accettare i cambiamenti causati dall’ adattamento ad una nuova postura e per ridurre al minimo i sintomi.

La correzione della malocclusione avverrà in maniera combinata, da un lato l’osteopatia correggerà la lesione cranica, dall’altra l’odontoiatra sceglierà i mezzi meno traumatici per il sistema e che possano anzi amplificare in senso virtuoso la correzione sopra detta sempre nell’ottica di ricercare un equilibrio tra struttura e funzione. Una contrazione bimascellare, cioè un palato stretto, si associa ad un lesione craniale in estensione, in questo caso il dentista oltre ad allargare il palato dovrà fare in modo di assecondarlo verso una flessione fisiologica. Questo fatto condizionerà la scelta dei mezzi terapeutici. La valutazione del MRP insieme alle valutazioni posturali, stabilometriche, ecc guiderà la scelta della posizione terapeutica maxillo mandibolare su cui costruire le apparecchiature e rappresenterà un indicatore della correttezza della direzione di correzione durante tutta la terapia. E’ pertanto necessario un linguaggio comune fra osteopati e e odontoiatri per poter collaborare meglio e risolvere in maniera interdisciplinare le problematiche dei pazienti.

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GINECOLOGIA

L’osteopata ed il ginecologo possono collaborare per la risoluzione di problematiche del bacino che vanno influenzare la sfera ginecologica e viceversa.

L’utero e le ovaie sono ancorati con dei legamenti all’osso sacro e alla colonna, tutto l’apparato ginegologico poggia sul pavimento pelvico costituito da una serie di muscoli che si inseriscono sul bacino e sulle anche, quindi è facile intuire come una alterata funzionalità ginecologica può ripercuotersi sulla struttura (per esempio una lombalgia o una sciatalgia di origine ginecologica) e viceversa come una eccessiva tensione muscolare legamentosa o un osso malposizionato o poco mobile si può ripercuotere sugli organi ginecologici (per esempio ciclo mestruale doloroso o irregolare per una eccessiva tensione legamentosa e muscolare per un sacro poco mobile con congestione degli organi genitali).

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GRAVIDANZA

Il trattamento osteopatico ha lo scopo di donare alla mamma benessere ed equilibrio che permettono di vivere una gravidanza serena, accompagnandola ad un parto il più possibile privo di complicazioni. La gravidanza è il periodo in cui le donne sono maggiormente consapevoli del funzionamento del loro corpo. In questo periodo si hanno importanti cambiamenti posturali (il bambino che cresce nel grembo, l’aumento di volume del seno e lo spostamento del centro di gravità, l'accentuazione delle curve della colonna vertebrale) che spesso si accompagnano a vari sintomi e dolori . L’ osteopatia previene dolori e contratture, diminuisce tensioni che possono andare ad infastidire la discesa del bambino lungo il canale uterino, facilitando la funzionalità respiratoria, migliorando eventuali problemi circolatori e di stasi, eliminando blocchi muscolo scheletrici e liberando da stress e da tensioni emotive in più con un lavoro specifico del piccolo bacino e del diaframma faciliterà il parto. Quindi l’osteopatia in gravidanza previene e limita vari problemi associati al periodo gestazione come nausea, cefalee, edemi, lombalgia, sciatalgia, dolori coccigei, stitichezza, cistite, dolori viscerali da compressione, varici, stasi venosa e linfatica, stanchezza e difficoltà respiratoria, contrazioni e spasmi uterini. L’osteopatia non costituisce alcun pericolo né per la mamma né per il feto ma è un valido aiuto ai vari problemi che si accompagnano alla gravidanza. L’equilibrio dell’insieme bacino-sacro-lombari non solo consente di evitare dolori alla mamma, ma normalizza i sistemi orto e parasimpatico degli organi del bacino. Quindi l’intervento osteopatico non deve essere interpretato come un eccesso di medicalizzazione ma come prevenzione.

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